Giovedì, 26 Apr 2007

Il problema della musica free, commons, podsafe, ecc.

Podcasting Stasera circolavo come sempre su un po’ di siti di musica podcastabile per preparare il prossimo episodio del podcast più amato dagli Iraniani, e mi sono venuti alcuni pensieri che ho pensato di aggregare qui per dare uno spunto di riflessione a tutti, e magari ricavare qualche altro spunto interessante da voi ascoltatori.

L’idea centrale, o tesi, che vorrei espandere è la seguente: E’ possibile una musica di altissimo livello creativo-produttivo-fruitivo su circuiti free come quelli su cui si appoggiano la maggioranza dei podcast (per non pagare la SIAE)?

A mio parere la risposta è NO, e vediamo perchè.

La maggioranza dei gruppi che suonano fanno musica davvero scadente. Non parliamo a livello di registrazione, bensí a livello di idee. Nessuna persona sana di mente si metterebbe a contestare il fatto che oggigiorno siamo ricolmi di sottobicchieri argentati di qualunque tipo, nessuno dei quali (o pochissimi) riesce a lasciare un segno o a tracciare nuove direzioni musicali, ad essere copiato insomma. Ovviamente tutti gli artisti che hanno prodotto questi dischi vorrebbero emergere, e cercano strade nuove (e magari economiche) per farsi promuovere. Questo è l’immenso bacino dentro al quale noi, i podcaster, ci troviamo a pescare.

Tra questo marasma indefinito, questo insieme disordinato, questo brodo primordiale di note malsequenziate, spuntano a volte dei gruppi con grandi idee, che probabilmente si potrebbero contare nelle dita di una mano. Le canzoni, per quanto possano essere registrate male, lasciano il segno, alla gente piacciono, le ascolta e passaparola con gli amici. In poco tempo il gruppo con grandi idee, che fiuta l’affare e prova a guadagnarci qualcosina, si ritrova passato al Lato Oscuro, ovvero con un contratto firmato dalla EMI o una sua sorella Major. Inutile dire che, una volta arrivati a quel punto, la stragrande maggioranza dei podcaster (lo ricordiamo, senza licenza multimediale SIAE) si trovi a non poterli più trasmettere.

Qual è dunque la situazione in cui ci troviamo? Quella di un “limbo” in cui ci vediamo condannati a mettere musica sí di livello ma mai l’eccellenza (per il semplice fatto che chi fa musica che piace a molta gente non è stupido, e cerca legittimamente di guadagnarci sopra qualcosa).
Questo mi permette di ricollegarmi ad un’altra questione che, almeno personalmente, mi ha fatto pensare più di una volta. Il podcast musicale è, almeno a livello italiano attualmente, un prodotto amatoriale. Sappiamo tutti quanti pochi ascoltatori abbiamo in relazione allo sforzo profuso. E tuttavia, quando scegliamo la musica da mandare in onda, siamo di fronte a due possibili scelte:

  • Trasmettiamo la miglior musica che abbiamo trovato, guadagnando in ascoltatori però “chiudendoci” come una qualsiasi radio a tutta una platea di gruppetti di quartiere che non sarà mai famosa, ma per cui la trasmissione nel nostro podcast potrebbe essere una grande soddisfazione.
  • Mettiamo su di tutto, anche gente che registra fuori tempo, brani inascoltabili, canzoni bruttissime che ha fatto il figlio del droghiere, perdendo però così ascoltatori (chi si mette ad ascoltare un podcast con musica brutta?).

Diventa quindi utopico e poco utile pensare a podcast che vogliano “promuovere la musica indipendente”; o si promuove musica da poco, o si promuove buona musica che presto sarà “dipendente”. A questo punto diventa chiaro e palese che il podcast non deve essere una radio dei poveri, ma deve indirizzarsi verso un’altra strada, un contenuto peculiare che ancora non riusciamo a definire con certezza. Potrebbe essere la tematizzazione, ma anche in questo caso sarebbe difficile raggiungere un pubblico vasto (chi non lo vorrebbe?), a meno di scadere nel parlare degli episodi televisivi del Dr. House (grande originalità). Qualcuno ha qualche idea?

Bene, e dopo questa infarinata di riflessioni generali riguardo al nostro adorato strumento di tortura vi saluto e vado a tirare le orecchie a Vito, dato che oggi è il suo compleanno.

Buona serata a tutti!

Valerio


20 Responses to “Il problema della musica free, commons, podsafe, ecc.”

  1. Dok Says:

    Non sono d’accordo praticamente su niente di quello che dici, ma voglio pensarci un po’, magari qualcosa lo trovo. :)
    Però intanto sarebbe utile sapere cosa intendi per “musica di altissimo livello creativo-produttivo-fruitivo”.

  2. Valerio Says:

    E’ presto detto: musica con grandi idee, prodotta con grandi mezzi (quindi suono eccellente) e che possa piacere e dunque essere fruita da grandi masse di persone. Metti ad esempio fenomeni come i Pink Floyd: potrebbero esistere sottoforma di musica podcastabile? Secondo me no, come detto nell’articolo, perchè talenti di un certo livello vengono assorbiti dal mondo commerciale, che li promuove in altra maniera.

  3. PB Says:

    Non è detto. Ci sono label che non seguono questa logica e promuovono artisti di tutto rispetto (se non autentici geni)..

  4. RockCast Italia » Blog Archive » Episodio 110 - La Sexy Candidata Says:

    […] L’articolo su Radio Rubick commentato nell’episodio di oggi. […]

  5. Andrea "Il Nissardo" Says:

    Orca che articolo… tanti spunti… ma su pochi mi trovi concorde.
    Vuoi un esempio? Lacuna Coil. Tanto originali da aver inventato un genere. Stesso vale per i Belladonna.

    Il contributo dei podcast? chi lo sa. Forse poco forse tanto.

    E nel mercato delle major, chi produce oggi musica di altissimo livello? Quanti gruppi “originali” vengono proposti dalle major ogni anno?

    Gli ascolti dei podcast italiani indipendenti sono bassi? Probabilmente si, ma dipende che misura prendi come riferimento. Quelli americani? Bhe l’audience è completamente diversa. Credo che uno qualsiasi di noi potrebbe moltiplicare per 10 gli ascolti semplicemente iniziando a produrre in inglese.

    D’altra parte capisco le tue analisi e il tuo “sfogo”. Rimango convinto che il podcasting musicale sia una delle cose più difficili da fare, soprattutto se guardi come misura del tuo successo il numero di download per puntata.

    Concordo con te sulla “fragilità” del rapporto con i musicisti indipendenti. Se ce n’è qualcuno bravo, e per far soldi passa alle majors, ce lo siamo persi.
    E’ inevitabile credo, ma in fondo noi spingiamo proprio per il ricambio e per un certo modo di fare musica.

    La qualità poi è una questione molto soggettiva. Io trovo molti più lavori eccelsi tra gli indipendenti che nel mercato delle majors, ma questo è solo il mio gusto (ed escludo il jazz da questa analisi, dove la qualità dei “grandi” è lontana dall’essere raggiunta, ma anche loro non è che navighino nell’oro).

  6. Michele - bosforo cast Says:

    Io ho la soluzione ai tuoi problemi cosi’ ti becchi un miliardo di ascoltatori: semplicemente paga le tasse e passa musica major da top ten.

    Nessuno ti obbliga ad essere un podcaster indipendente, se hai i soldi, puoi investire, e se il tuo target sono gli ascoltari, con i soldi gli avrai. Come qualsiasi altro media commerciale.

    Poi pero’ quando sarai famoso, non dimenticarti di me! Mi serve un macbook per esempio… :-P

  7. Michele - bosforo cast Says:

    Scusa se spammo:

    io non metto su… “di tutto”.

  8. Steter Says:

    E’ vero i podcaster amatoriali sono la radio dei poveri e non mi vergogno a dirlo. Come fai a dire cosa è più brutto e cosa meno, bands tipo I DOORS con fuori tempi paurosi, anche sui dischi, sono diventati quello che sappiamo bene. Quel Vasco, che al suo esordio a San Remo, con il suo pietosissimo Vado Al Massimo destò curiosità ed attenzione è diventato quello che sappiamo bene. Nessuno può dire cosa è meglio e cosa è peggio, il peggio in assoluto è non sentire niente oppure sentire quella voce con timbro e vibrato a pecora di Tiziano Ferro. E poi se noi podcasters iniziassimo ad essere più originali costruendo programmi di intrattenimento, sketch, news ed informazione e cercare di fare meno i DJ, sarebbe già un grande passo avanti.

  9. Valerio Says:

    Risponderò ai commenti nella mia prossima puntata del podcast. Grazie a tutti

  10. Luke Says:

    Non è sempre vero che la musica via podcast sia scadente. Purtroppo per molti artisti emergenti, seppur bravi, è l’unica via per farsi ascoltare, demerito delle ingenti spese che comporta il cediento di diritti a terzi (SIAE).
    Il podcaster deve promuovere la buona musica indipendente, se poi verrò dipendente quest’ultima, ci saranno sicuramente altri buoni gruppi dalle buone idee da far ascoltare!

  11. [dK] Says:

    Non è vero che la musica dei Circuiti “free” vedi Creative Commons, non è MAI di alto livello, artisticamente ma anche a livello di produzione: noi [dK] siamo un esempio illuminante.
    -
    Certo bisogna avere molta pazienza nella ricerca.
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    Kisses from [dK]

  12. Vito Says:

    Io personalmente ho le vostre canzoni da 2 settimane nell’ipod… ne ho selezionate già alcune per una trasmissione… ma forse siete arrivati qui perchè ho messo su jamendo il vs. album tra gli “starred album”…
    A presto Vito

  13. [dK] Says:

    E infatti - grazie Vito!
    -
    Felici di essere nel tuo I Pod.
    -
    Kisses from [dK]

  14. [dK] Says:

    In ogni modo il discorso di Valerio è complessivamente giusto.
    E’ vero che le band “amatoriali” hanno invaso Internet ed è diventato tutto un grande magma in cui ti passa la voglia di ficcartici dentro.
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    Il problema è che c’é più gente che suona di gente che ascolta la musica, come c’é più gente che scrive di gente che legge (vedi i blog, vedi Lulu).
    Il problemo di questo tempo è l’egocentrismo e il protagonismo di ognuno di noi (mi ci metto anch’io). Del resto la TV insegna che anche un povero coglione scevro da ogni talento (Grande Fratello) puo’ di ventare celebre ed eventualmente ricco e famoso.
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    In analogia, appena un gruppo abbozza delle canzoni, e con le tecnologie moderne si puo’ fare a costi e tempi contenuti, smania dalla voglia di affacciarsi sul mondo, ed egocentrismo e bassa soglia di senso autocritico fanno si che uno presenti cose oscene o imbarzzanti o comunque non all’altezza..
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    Con questo non voglio dire che noi [dK] siamo dei fenomeni e che è assurdo che dei discografici veri non c’abbiano fatto emergere (in realtà lo penso), pero’ dico che la nostra musica presente su Internet è assolutamente dignitosa, mediamente originale ed ispirata e molto ben realizzata. Di sguanate ne abbiamo fatte anche noi, i primi tempi, ma abbiamo avuto il pudore di non manifestarle al mondo. Ed è questo il pudore che manca ai Gruppi “emergenti”.
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    Un musicista o aspirante musicista dovrebbe imparare ad autocensurasi, a non esporsi sempre e comunque, e dovrebbe avere gusto e pudore ed essere insicuro.
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    Invece siamo tutti egocentrici e spavaldi ed allora ecco che ogni peggio sguanata infesta la rete e i poveri podcasters sono costretti a pagare la SIAE, perché al decimo pacco Creative Commons downloadato si stufano.

  15. Radio Rubik - La Radio per menti sveglie » Radio Rubik - Puntata n. 15 EXTREME Says:

    […] Altra grandissima puntata di Radio Rubik by Valerio, da oggi in poi tutte le mie puntate si chiameranno EXTREME, per differenziarle da quelle per pensionati (con le migliori orchestre di liscio nazionali, registrate in diretta dalla Sagra della Porchetta) del collega Vito. Stavolta l’episodio è un po’ più lunghino, complice la notevole discussione che c’è inserita. Come sempre bei brani, e inoltre la risposta ai commenti all’articolo sul podcasting. Ho fatto strage di congiuntivi, ma mi è piaciuta la spontaneità della registrazione e ho deciso di tenerla. In ogni caso non preoccupatevi, che carne per il vostro iPod ce n’è comunque. Fate una prova: fate ascoltare Radio Rubik alle ragazze, e vedrete l’effetto che fa. […]

  16. annarita Says:

    Non sono un podcaster, non abituale almeno, e non mi occupo di musica in modo professionale, ma ho letto con estremo interesse il post di Valerio e i commenti relativi rinvenendo in ciascun punto di vista della sensatezza.
    No voglio addentrarmi in una analisi per gli addetti ai lavori, ma testimoniare la valenza del podcast in un altro campo, quello didattico.
    Sono un’insegnante di scuola media e sono alla ricerca di strategie didattiche alternative da utilizzare parallelamente alla didattica tradizionale. E’ quello che un insegnante attento dovrebbe, a mio avviso fare, se vuole proporre ai suoi alunni una didattica allineata con i tempi che viviamo e non rischiare di rimanere ancorati ad una scuola superata e scollegata dalla vita reale. Siamo nell’era del web 2.0 e ancora si utilizzano prevalentemente a scuola strumenti di gentiliana memoria.
    Vabbè….torniamo al podcast. Ho frequentato quest’anno un master di primo livello sulla progettazione e-learning e il seminario del guest speaker Alberto Pian sul podcasting mi ha aperto un mondo nuovo. Gli addetti ai lavori e anche i non addetti sapranno che Alberto Pian è colui che ha introdotto in Italia il podcast in campo didattico con il suo famosissimo Radio Tony.
    Per farla breve, ho iniziato a produrre degli episodi con i miei alunni utilizzando strumenti della dotazione scolastica, quindi non professionali nè di qualità, e i risultati sono a giudizio di molti apprezzabili come prodotto in sè. Ma quel che più conta, per me come insegnante, il podcast ha avuto un impatto straordinario sulla motivazione degli alunni. Certamente non stiamo qui parlando di musica nè del mercato inerente……ma direi che, a mio avviso, è opportuno segnalare l’impiego rivoluzionario del podcasting anche in altri campi, nella fattispecie quello didattico ed educativo.
    Scusate la lunghezza del post e forza Radio Rubik che siete una potenza!
    Annarita
    P.S.
    su http://scientificando.splinder.com potete trovare alcuni esempi didattici tra cui anche l’impiego combinato con power point in “Solarolo cittadina del mondo”

  17. The "Everyday Show" - EPISODIO 42. Stay rrrrock! « The “Everyday Show” with PB Says:

    […] Oggi ci riascoltiamo in una breve carrellata, tutti i brani di Musica Giovane. Mi raccomando votate! Potete farlo entro il 17 GIUGNO. Rispondo a Valerio di RADIORUBIK. Nessuna volontà di fare polemica, solo doverose precisazioni su alcuni argomenti :-). Anzi, ragazzi, ormai tutti hanno detto quello che pensavano, è arrivato il momento di sotterrare l’ascia di guerra, ok? […]

  18. oqcxl slmngekzj Says:

    ngsflbz oukz wdhb wpskvygze uakqnbdcz vstxb pvak

  19. Musashiden Says:

    …noi siamo giovani, suoniamo roba strana e abbiamo soprattutto la presunzione di sostenerlo, sicuramente non firmeremo mai con una major, faremo lavori piò meno normali continuando a suonare e registrare di nascosto distribuendo gratuitamente ogni cosa.

    Se volete ascoltarci www.myspace.com/musashidenitaly

    pardon per lo SPAMMONE

  20. Alex Says:

    Your blog is interesting!

    Keep up the good work!

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